Il Sogno
Mi sono sempre piaciute le stelle. Da piccolo passavo ore ad ammirarle, chiedendomi se fossero buchi in un grande tappeto che avvolgeva la terra durante la notte, per ripararla dalla luce del sole permettendole di riposare. O magari grandi uccelli infuocati, signori incontrastati dei cieli, intenti a scrutare la terra dall’alto.
Fu quindi alle stelle che decisi di dedicare la mia vita, studiandone il comportamento e cercando di leggere un significato nei loro disegni.
Venni invece chiamato in un sogno, mentre dormivo. Nel mio sogno le stelle erano luminose e splendenti come sempre, ma una di esse sembrava brillare più di tutte: “Lascia tutto e seguimi”, sembrava sussurrare.
Dapprima non ci feci caso: i sogni, si sà, sono spesso strani. Ma notte dopo notte il sogno si ripeteva e, notte dopo notte, il richiamo della stella si faceva sempre più intenso.
Il mio cuore, battendo forte, se n’era accorto subito. Io ci misi un po’ più tempo a capire che le stelle che ero abituato a guardare stavano guardando me.
E mi stavano chiamando.
Il Viaggio
“Non partire”, mi dissero. “E’ pericoloso”, “perdi il tuo tempo”, “non sai nemmeno dove vai”, “sei pazzo”.
Ma non vi fu modo di farmi sentire ragione. Chi mi chiamava lo faceva attraverso il battito del mio cuore, ed io ormai non riuscivo a pensare ad altro che partire.
“Tutto quello che ho studiato ed imparato, non serve a niente finché rimango qui. Le stelle sono ferme perché siamo noi ad essere fermi. Ma se io mi muovo, le stelle si muoveranno con me. Qualcuno mi sta chiamando a vedere un mondo che non conosco, che ha bisogno che io lo guardi.”
Decisi di portare con me dell’incenso, perché non volevo rischiare di incontrare qualcuno e farmi trovare a mani vuote, e dell’incenso ho sempre amato il profumo intenso.
Presi dunque il mio cammello e partii seguendo la stella che brillava dentro di me e che mi indicava la strada. Partii senza troppi pensieri, perché quando si va in posti nuovi bisogna lasciarsi dietro le preoccupazioni e portare con sè il proprio sorriso migliore.
Smisi di pensare di essere un folle quando mi accorsi che non ero solo. Incontrai presto altre persone che, come me, si erano messe in viaggio seguendo la propria stella.
Il Dono
Era passato tanto tempo. Il lungo viaggio ci aveva cambiati e la stanchezza era tanta.
Eppure, quando entrammo in quella grotta, non potei fare a meno di pensare “ECCOMI!”. La stanchezza, le preoccupazioni, la nostalgia di casa... tutto era svanito, rimanevano solo i momenti speciali vissuti durante il viaggio, la gioia di essere in cammino.
Presi l’incenso che avevo portato con me per donarlo a chi, pur così piccino, ci aveva fatto fare tanta strada e vidi che anche i miei compagni di viaggio avevano portato se dei doni.
Mi accorsi però di una cosa strana: tutto il tempo in cui lo avevo portato con me, in attesa di poterlo donare, lo aveva in qualche modo cambiato. Era sempre lo stesso incenso, ma il suo profumo ora sembrava più intenso: portava il profumo che aveva la stella dentro di me.
Il bambino sembrava saperlo, perché mi guardò e rise di gioia. E mi resi conto che mai avevo fatto un regalo così speciale.
Questo però era solo l’inizio.
Tutti avevamo capito che Lui ci aveva fatto un dono ancora più grande: ci aveva fatto vedere il mondo intorno a noi e ci aveva fatto crescere insieme a lui. E questo, dovete sapere, è un dono che non si può tenere nascosto. Volevamo che tutti potessero sentire la gioia che ci bruciava dentro.
Sapevamo che il nostro vero viaggio cominciava solo allora.
Note:
Ho scritto questo breve racconto per la veglia di Natale che abbiamo preparato con i lupetti. L’immagine che abbiamo scelto per guidare questo momento è stata -come avrete intuito- quella dei magi e del viaggio che hanno intrapreso. Queste parole che ho scritto sono la sintesi di un bel lavoro di condivisone e scambio fatto all’interno della staff. Spero possa piacere a voi leggerle quanto è piaciuto a me scriverle.
Lascio a voi ogni interpretazione, perché il significato, ad una storia, viene dato da chi la ascolta.
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